TestateGiornalistiche_IlTempo

L’ex ministro e l’idea Fiumicino: «Serve un blocco centrale costituito da cittadini»

«Andiamo oltre i partiti deboli» Il centrodestra riparte da BacciniIMG_3126

Sono idealmente rivolti verso il Litorale Nord di Roma gli occhi del
centrodestra. Perché i Comuni di Fiumicino, Cerveteri, Ladispoli e
Civitavecchia possono costituire una sorta di progetto pilota per
riaggregare un’area politica in difficoltà e riportarla a vincere.
Motore dell’iniziativa è Mario Baccini, ex ministero della Funzione
pubblica nel governo Berlusconi ed ex vicepresidente del Senato,
attualmente presidente dell’Ente nazionale per il Microcredito. «Il
Litorale Nord – spiega- rappresenta il mio collegio storico». Naturale,
quindi, ripartire da lì. Certo Baccini non nega che la sua iniziativa
sia per il momento un «fatto territoriale», ma in prospettiva potrebbe
essere replicata anche su scala regionale e nazionale. Perché l’idea di
Baccini è semplice quanto ambiziosa: costruire un blocco centrale di
quattro-cinque liste civiche fatte di cittadini e cittadini alle quali
aggregare «chi ci sta», ossia i partiti tradizionali del centrodestra.
Un progetto «che guarda in modo naturale alla Pisana, essendo proiettato
alle prossime regionali, dove il blocco moderato può davvero vincere».
In queste settimane sono circolate insistenti le voci su una presunta
candidatura di Baccini a sindaco di Fiumicino, per sfidare l’uscente
Esterino Montino (Pd)e arginare la marea montante del MoVimento 5
Stelle. Voci, appunto. Baccini non dice né sì né no, lascia piuttosto la
propria disponibilità sulla sfondo. Il punto è un altro, puntualizza, è
il progetto. «Di fronte alla velocità dei mutamenti in atto nella nostra
comunità-dice – appare inevitabile che l’economia sociale diventi forza
civica e generi un blocco centrale di cittadine e di cittadini». Il
politico romano sottolinea «l’attuale situazione di grave crisi politica
e morale, di sbandamenti e incertezze tali da farci dubitare della
nostra comunità», ma si pone il compito di stimolare «una rilettura di
quanto avvenuto negli ultimi anni». Il blocco centrale a cui tende
Baccini ha l’obiettivo di supplire agli attuali partiti «chiusi nei loro
gusci» e «disgregati». «Assistiamo – prosegue l’ex ministro- alla crisi
e alla disgregazione dello Stato e allo sfibrante logorio delle
istituzioni pubbliche. Molti di noi negli ultimi anni hanno consegnato
la tutela dei propri interessi e dei propri valori a partiti e movimenti
di destra o di sinistra che non sono stati in grado di difenderli. Le
nostre città soffocano e con loro tutti coloro che erano identificati
come ceto medio, una forza dominante sociale, culturale ed economica che
è stata azzerata». Di qui la consapevolezza di Baccini che «è giunto il
momento di prendere coscienza: non possiamo più farci rappresentare da
coloro che il giorno dopo lavorano per annullarci. Ci stiamo
organizzando per far nascere un blocco centrale nella politica cittadina
che sappia generare nuovi amministratori in grado di governare la cosa
pubblica con scienza e coscienza». Per farlo – prosegue l’ex vice
presidente dell’Aula di Palazzo Madama- «occorre ricollegare e
riallacciare i fili della buona amministrazione ridando forza e voce
alle forze produttive fino a ora emarginate e tartassate e alle forze
sociali che necessitano di una attenzione e sensibilità più evidente per
ricreare la consapevolezza che dietro ogni scelta politica e
amministrativa c’è una persona in carne e ossa». Per Baccini, «le
prossime elezioni amministrative» nei Comuni in provincia di Roma,
«potrebbero registrare un passo indietro di tutti i partiti principali»,
anche se – precisa – «non è nostra intenzione escludere nessuno, ma
basta con i vecchi riti. Dobbiamo creare una serie di liste in grado
successivamente di allearsi con i partiti sulla base dei programmi e
della selezione della classe dirigente». A tal proposito, Baccini non
chiude affatto all’ipotesi delle primarie di coalizione. «L’obiettivo di
questo nuovo blocco centrale – precisa – superare l’attuale situazione
di stallo, confusione e incertezza», generata anche dal restringersi del
campo una volta occupato dai partiti tradizionali, di cui sarebbe
auspicabile un passo indietro per costituirsi in una lista unica, anche
alle prossime regionali. Ma questi – sottolinea Baccini – sono
tecnicismi che verranno analizzati successivamente. Il punto è il
progetto: «Rileggiamo quanto accaduto negli ultimi anni. Litigiosità di
partiti e movimenti, azzeramento o quasi di corpi intermedi ormai
autoreferenziali non più rappresentativi di interessi diffusi che
neppure i partiti sono stati capaci di difendere, crisi delle
istituzioni democratiche. Per dare risposte a una involuzione della
società senza precedenti occorre un recupero delle coscienze». In questo
contesto, «Fiumicino – spiega – è alla vigilia di uno dei percorsi più
duri e bui e l’uscita dal tunnel può avvenire solo dopo enormi
cambiamenti politici ed economici. La crisi dei partiti come proposta
politica coincide con un processo di cambiamento che è appena in atto e
con un ventata forte e robusta per cambiare e innovare le istituzioni
cittadine. Una fase sta per concludersi, senza peraltro aver risolto i
problemi della città, mentre le nuove ondate di bisogni e di lavoro e la
domanda di servizi più efficienti crescono a vista d’occhio. Le
istituzioni e la politica non sono oggi in grado di offrire spazi e se
di dover far esprimere liberamente queste istanze. Per questo abbiamo
deciso di riunire tutte le persone di buona volontà e capaci di mettersi
a servizio del territorio per sviluppare un programma comune e condiviso
per un’amministrazione chiara, trasparente e utile». La sfida è
lanciata. Per la discesa in campo vera e propria è ancora presto.

Daniele Di Mario