NAPOLI: DE MAGISTRIS, GRANDE INTERESSE DEL NOSTRO COMUNE PER MICROCREDITO ENM

(AGENPARL) – Napoli, 14 mag – “L’iniziativa promossa dall’Ente nazionale per il Microcredito, che ha visto il contributo e la partecipazione dell’Assessorato al Lavoro del Comune di Napoli, conferma quanto sia importante lo strumento finanziario del Microcredito, soprattutto in un passaggio storico-economico così difficile, in cui il tema dell’occupazione, in particolare giovanile, è la vera emergenza nazionale che il governo è chiamato ad affrontare. L’autoimprenditorialità rappresenta una possibilità concreta per promuovere la cultura del lavoro come diritto e anche, ovviamente, favorire l’occupazione.
Il tema del lavoro, di competenza governativa e regionale, può comunque vedere il contributo delle amministrazioni comunali che hanno, in particolare nel Sud, tutto l’interesse a favorire la permanenza dei giovani sul loro territorio, contrastando la migrazione dei cervelli e l’esodo occupaziona le. Il corso di formazione, organizzato dall’ENM e rivolto ai dipendenti dei comuni campani, vede la partecipazione dei nostri lavoratori e delle nostre lavoratrici e servirà a formare competenze in grado di fornire risposte esaurienti, e continuamente aggiornate, a quanti chiedono informazioni sulle diverse forme di sostegno all’autoimprenditorialità, sulle varie tipologie di rapporto di lavoro, sulle opportunità di lavoro presenti a Napoli e sull’intero territorio nazionale. A riprova dell’attenzione che il Comune di Napoli ripone nel Microcredito, anche l’intenzione di aprire sportelli informativi presso tutte le municipalità”.
Lo ha affermato il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris che, ieri 13 maggio, ha salutato l’apertura della settimana di formazione per i dipendenti organizzata da Microcredito nazionale e alla quale ha contribuito l’Assessorato al Lavoro del Comune. “L’esperienza del progetto Europeo degli sportelli per il lavoro che parte da Napoli – afferma il presidente dENM Mario Baccini – è ancora più significativa per aprire il territorio alle potenzialità dell’Europa”.
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Politica: Pivetti e Baccini presentano Scuola formazione ‘Gianluigi Marrone’


Costituzione e conoscenza, il punto di vista femminile per riscoprirsi cittadini
Roma, 9 mag. (Adnkronos) – ”Una visione di liberta’ e un laboratorio di pensiero”. Irene Pivetti, ospite del Palazzo dell’Informazione dell’Adnkronos, presenta cosi’ la Scuola di politica ‘Gianluigi Marrone’, promossa dalla Fondazione Foedus, presieduta da Mario Baccini, e dalla LTBF, fondazione presieduta da Irene Pivetti. Logo della Scuola, la testa di una donna che ha per chioma i seggi parlamentari, a sottolineare il bisogno del punto di vista femminile in politica. Il corso consiste in dieci lezioni a cadenza mensile, da maggio 2013 a marzo 2014. Ciascuna lezione sarà dedicata all’analisi di alcuni dei principi fondamentali della Costituzione italiana.

La Scuola di formazione politica, nata per sostenere una maggiore rappresentanza di genere in politica, ”vuole essere un luogo di riflessione fuori dagli schemi -rimarca l’ex presidente della Camera- per andare alle radici della politica e riscoprirsi cittadini. ”Insieme -prosegue- ‘militiamo’ per una cittadinanza consapevole, che nasce anzitutto dalla conoscenza e dai valori della Costituzione”. Per questo, annuncia Pivetti, nel ciclo delle lezioni sono previsti speciali focus sulla Costituzione e approfondimenti sulle donne nella Costituente. ”Esiste un punto di vista delle donne sulla Politica e le istituzioni -sottolinea ancora Pivetti- e questo sguardo al femminile deve emergere nella politica italiana come qualcosa di nuovo che puo’ portare a soluzioni innovative di problemi annosi”.

La Scuola di formazione politica ”vuole offrire a tutte le donne con la passione per la politica e la volontà di impegnarsi, gli strumenti per poter intraprendere questo difficile ma entusiasmante percorso. Capire la Politica, diventandone protagonisti, è un diritto di ogni cittadino”. L’auspicio e’ che” tutti i parlamentari esprimano al meglio la responsabilita’ ricevuta dagli elettori”. Intanto ci sara’ un nuovo osservatorio a monitorare il ‘Palazzo’ e a ricordare che ”il linguaggio della politica deve ssere chiaro e vero, perche’ e’ la sostanza del rapporto con gli elettori”. (segue)

(Sin/Col/Adnkronos)

Politica: Pivetti e Baccini presentano Scuola formazione ‘Gianluigi Marrone’ (2)
Prossimo appuntamento 6 giugno, lezione in streaming ‘Fondata sul lavoro’
(Adnkronos) – La Fondazione Foedus e LTBF hanno deciso di sostenere l’iniziativa Scuola di Formazione politica ‘Gianluigi Marrone’ e di sfruttare i nuovi canali mediatici per coinvolgere tutte quelle intelligenze che voglaino confrontorsi sui temi della carta costituzionale. In diretta stremaing per dieci lezioni a cadenza mensile, Irene Pivetti -impegnatasi alle scorse regionali nel Lazio proprio nelle fila dei Cristiano popolari di Baccini- aprirà un dibattito sulla Costituzione. La scuola, dedicata a Gianluigi Marrone, capo segreteria della presidenza della Camera dei Deputati e giudice unico del Vaticano, nasce “dalla profonda convinzione che sempre più le donne possano, anzi debbano, impegnarsi in prima persona nella vita politica dell’Italia”.

“L’Italia – sostiene la Pivetti – deve ripartire e le donne devono essere sempre più protagoniste in questa fase di ricostruzione”. Dello stesso avviso il presidente della Foedus, Baccini: “Le donne -dice il presidente del Cristiano popolari del Pdl- hanno capacità e strumenti per ricoprire ruoli di primo piano nella politica del Paese. Più volte ho affermato che non vedrei nulla di male se una donna cattolica divenisse capo dello Stato. Da oggi vogliamo cominciare a riscoprire il valore della nostra Carta costituzionale con tutte le amiche e gli amici che vorranno con noi aprire un dialogo”.

”Ripartiamo dalle donne -rimarca Baccini- attraverso la condivisione di idee e ripartiamo dalla buona politica per il Paese. La nostra Fondazione, la Foedus, si occupa di creare sinergie tra cultura, solidarietà e impresa a vantaggio del bene comune, la politica per noi è questo. Questa Scuola e’ un percorso: scienza e conoscenza per metterci a servizio delle istituzioni e del Paese”. Il prossimo appuntamento e’ per il 6 giugno. Al centro dei lavori, i temi della rappresentanza. il tema sara’: ‘Fondata sul lavoro’. Se il lavoro è fondamento della Repubblica, lavorare è un diritto costituzionale. La disoccupazione non è solo una piaga sociale, ma delegittima lo Stato.

(Sin/Col/Adnkronos)

 

Papa Bergoglio, la coerenza di un pensiero sul lavoro da Buenos Aires al mondo

1 maggio 2013

 

Papa Lavoro

 

Il Primo Maggio di Papa Francesco: l’anatema di Bergoglio contro il “lavoro schiavo” delle multinazionali.

 

Piero Schiavazzi, L’Huffington Post  |  Pubblicato: 01/05/2013 16:07 CEST  |  Aggiornato: 01/05/2013 17:01 CEST

 

 

Il lavoro al pari di una unzione: l’unica che Francesco è disposto a conferire ai governi della terra. E in forma condizionale.

La benedizione all’esecutivo di Enrico Letta e ai responsabili della cosa pubblica è giunta in maniera vincolata, con “l’incoraggiamento a fare ogni sforzo per dare nuovo slancio all’occupazione. Questo significa preoccuparsi per la dignità della persona. Il lavoro, per usare un’immagine, ci unge, ci riempie di dignità. Ci rende simili a Dio, che ha lavorato, lavora, agisce sempre”.

Nel suo primo “1° maggio”, Francesco ha conteso ai leader sindacali la piazza e i lanci di agenzia, con un doppio “comizio” nell’omelia del mattino e all’udienza generale. E con accenti da teologia della liberazione.

La cappella della residenza di Santa Marta, durante la messa di San Giuseppe Lavoratore, è assurta al ruolo di tribuna globale quando Bergoglio ha scagliato il suo anatema contro le multinazionali: ”Un titolo che mi ha colpito tanto il giorno della tragedia del Bangladesh: vivere con 38 euro al mese! Questo era il pagamento di queste persone che sono morte. E questo si chiama lavoro schiavo! Non pagare il giusto, non dare lavoro, perché soltanto si guarda ai bilanci dell’impresa, soltanto si guarda a quanto io posso approfittare, quello va contro Dio!”.

La trasfigurazione del lavoro sul piano del sacramento, attraverso l’immagine dell’unzione, si colloca ben oltre le concessioni al linguaggio giornalistico e fa compiere un passo inedito, ardito e originale alla riflessione del magistero.

Se il lavoro è una “unzione”, il suo sfruttamento diventa infatti qualcosa di più e di peggio di un peccato sociale, assumendo la gravità e il profilo del sacrilegio.

La piccola “enciclica”, che Francesco ha compendiato nei due interventi di questo primo maggio, mi ha riportato a un lucido excursus che l’allora arcivescovo di Buenos Aires tracciò dieci anni fa e di cui chi scrive fu testimone.

Quando quel giorno varcai la soglia dell’auditorium della UCA, l’università cattolica argentina, con l’anticipo usuale al moderatore di una conferenza, mi aspettavo di non trovare ancora nessuno, a eccezione dei tecnici per provare le slides.

Ma il cardinale Bergoglio era già lì, per fare gli onori di casa agli ospiti venuti dall’Italia.

Gli raccontai le ragioni per cui avevamo scelto quella location, associando il tema del lavoro alla sua città, nel ciclo di seminari che gli istituti italiani di cultura dedicavano al pensiero di Wojtyla, per iniziativa dell’allora Sottosegretario agli Esteri Mario Baccini, nel venticinquesimo del pontificato.

Ci trovavamo nel 2003: due anni prima l’economia del gigante australe, già barcollante per effetto di una ubriacatura monetarista prolungata e ad alta gradazione, era stata travolta dagli assalti alle banche e dalla crisi del liberismo finanziario, tragico antefatto e disatteso presagio di un morbo che avrebbe contagiato il pianeta intero. In tale contesto antesignano, l’Argentina mostrava, unitamente alla malattia, la comparsa e l’azione di reattivi anticorpi.

L’auditorium, della capienza di mille posti, non tardò a riempirsi e in apertura tributò un’ovazione ai brani dell’Enciclica Centesimus Annus di Giovanni Paolo II, proclamati con cinematografica incisività dall’attore televisivo del momento, Gabriel Corrado: “Non è giusto che i debiti vengano pagati con sacrifici insopportabili”.

Introducendo i relatori, confermai la sensazione del navigante, che imboccando l’estuario del Rio de la Plata respira un “buen aire”, un vento nuovo di speranza e terza via, simile a quello che dovettero fiutare gli esploratori alla ricerca di un passaggio verso mondi nuovi. Insomma lo scenario più suggestivo per un appuntamento a cui avevamo dato il titolo “Duc in altum, il pensiero sociale di Giovanni Paolo II”.

Il cardinale non si sottrasse all’invito a prendere il largo e issò le vele di un discorso ispirato, in cui soffiavano sentimenti, e argomenti, che ritroviamo adesso nel magistero di Francesco.

La dottrina sociale della Chiesa, spiegò, si distingue per “ampiezza di orizzonti” e “profondità teologica”, fissando l’ancora della dignità del lavoro direttamente nel fondale divino che sottende la vita di ogni uomo, fatto a immagine del proprio Creatore e partecipe della sua opera creatrice.

“Questa icona di Dio lavoratore – ha ribadito oggi – ci dice che il lavoro è qualcosa di più che guadagnarsi il pane. Il lavoro ci dà la dignità. La dignità non ce la dà il potere, il denaro, la cultura, no! La dignità ce la dà il lavoro!”.

Il lavoro, insistette allora, costituisce la bussola, “la chiave essenziale della questione sociale”, dal momento che risponde a una chiamata divina prima che a un bisogno umano, in un disegno di comunione e non solo di civilizzazione.

Non immaginava quel giorno, né lui né alcuno di noi, che dieci anni dopo sarebbe approdato sulla riva del Tevere e di un primo maggio planetario, dove la coincidenza con la festa dei lavoratori ha trasformato la catechesi papale in un anticipo di enciclica.

Una enciclica sociale che, quando verrà, non terrà conto delle “concezioni economicistiche”.

Ma guarderà piuttosto alla falegnameria di Giuseppe, lavoratore e santo del giorno, esperto nella fabbricazione del bene più agognato dalle borse: la fiducia.

Resistenza culturale

Care amiche e cari amici la fine dei veri partiti politici segna la fine del nostro sistema socio economico e a breve la fine del sistema istituzionale sul quale poggia la nostra democrazia. Il luogo della protesta e del dissenso, nel recente passato, era garantito dai partiti tramite dei meccanismi di democrazia interna popolare e territoriale finalizzata alla celebrazione dei cosiddetti congressi. Ora quei partiti sono diventati dei comitati elettorali nella migliore delle ipotesi e comitati di affari nella peggiore.
Appare evidente che la protesta e il dissenso non hanno trovato piu’ spazio e quindi per disperazione si sono trasferiti nelle piazze.
Noi Cristiani e Popolari non ci siamo rassegnati a vedere,il nostro paese andare a rotoli e per questo ho creato un contenitore una associazione che conservi e custodisca metodi, comportamenti etici, valori, tradizioni e soprattutto classe dirigente in grado di allargare i sentieri delle libertà e dei diritti che i nostri padri costituenti hanno tracciato non senza difficoltà .
Non posso credere che i nostri avversari smontino pezzo per pezzo il nostro modo di vivere basato sulla tutela della famiglia tradizionale……..mentre noi stiamo a guardare.
Per queste cose e per molte altre ritengo che sia giunta l’ora di organizzare in tutto il nostro paese una “RESISTENZA” culturale.
Nei prossimi giorni troverò il modo per coinvolgere quanti vorranno contribuire.
Mario Baccini

ELEZIONI 2013 – REGIONE LAZIO / CAMERA E SENATO