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28/01/2010 - CONVEGNO APER SULLE ENERGIE RINNOVABILI

(9Colonne) Roma, 28 gen - "Energie rinnovabili in un'economia globale: motori di sviluppo e di vantaggio sociale", questo il titolo del convegno - organizzato dalla società eolica milanese Maestrale Green Energy con la collaborazione di APER, l'Associazione produttori di energia da fonti rinnovabili - che si è tenuto oggi presso la Sala delle Statue di Palazzo Rospigliosi Pallavicini a Roma. All'evento hanno preso parte, in qualità di relatori, alcuni dei nomi più importanti del panorama energetico nazionale, del mondo politico e istituzionale. Il compito di dare avvio al dibattito, e di moderare le tante autorevoli voci che si sono alzate ad elogio della "green economy", è spettato a Carlo Durante, consigliere di APER nonché Amministratore Delegato di Mestrale Green Energy. Nella sua introduzione Durante ha spiegato che il 2009 è stato certamente un anno critico per il settore delle rinnovabili; un anno di immobilismo o "un sonno profondo lungo un anno" - questa la circonlocuzione impiegata da Durante - a causa dell'assenza di investimenti finanziari, di una valida strategia energetica, ed infine a causa della Conferenza sul clima svoltasi a Copenaghen, che non ha prodotti risultati all'altezza delle aspettative. Tuttavia, sottolinea l'AD, Copenaghen ha avuto il merito di portare la discussione al massimo livello di concertazione tra i governi. Ciononostante nel 2009 ulteriori 1000 megawatt di eolico sono stati installati, insieme a circa 100 megawatt fotovoltaici.
Durante lamenta come l'Italia abbia mancato un'occasione nel rinunciare alla possibilità di intervenire, con un certo anticipo, nella fase pionieristica del settore, generando in tal modo ricchezza imprenditoriale per il nostro paese. Una tale "svista" ha prodotto, pertanto, soltanto speculazione.
Fortunatamente da una fase meramente speculativa - durata un paio di anni - si è rapidamente passati a quella attuale di impresa. Ma resta da comprendere per quale ragione le rinnovabili vengano considerate come "un segnale di modernità e di civiltà", se poi però il loro impiego viene frenato. Dunque, la prerogativa del 2010 - spiega Durante - consiste nel trasformare il settore delle rinnovabili in parte integrante del sistema energetico, per non rischiare - ancora una volta - di arrivare a competere con gli altri paesi - come la Spagna, la Germania o la Danimarca, nazioni che da tempo hanno investito nel settore - in ritardo, quando ormai "le regole del gioco sono state già stabilite". Infatti, se in Germania si è stimato che il numero degli occupati nel settore delle rinnovabili sia superiore a quello degli impiegati nell'automobilistico, addirittura la Danimarca si è distinta per annoverare tra le proprie competenze industriali l'eolico. Durante però avverte che se si vuole evitare di lasciare le energie rinnovabili ai margini del sistema è necessario ripensare le logiche del settore, ed innanzitutto, dunque, "il modo in cui è configurata la rete elettrica". Forse, è vero che se le rinnovabili faticano tanto a decollare in un paese come il nostro ciò è dipeso da uno svantaggio economico, derivante dal fatto che i costi devono essere sostenuti tramite le tariffe, ma soprattutto da una diffidenza italiana nota come "country risk", che consiste in un rischio "paese" superiore alla media frutto a sua volta del rischio implicito dell'investire nel nostri paese. Di conseguenza, l'aspettativa è quella di una "remunerazione più elevata". Durante conclude sostenendo la necessità di affrontare temi quali il meccanismo di incentivazione, il recepimento della direttiva europea, il dialogo con i gestori della rete elettrica, ed infine il dialogo con le regioni. Quanto alla direttiva europea, questa è imperniata sulla semplificazione normativa e autorizzativa, sulle bioenergie, e sullo sviluppo delle infrastrutture energetiche. Per quanto riguarda il secondo punto, "basti dire che la rete elettrica è in seria difficoltà in quanto incapace di sostenere l'integrazione delle fonti rinnovabili nel sistema elettrico". In merito invece al rapporto tra Stato e Regioni, è sufficiente ricordare che a giugno 2010 scadrà il termine per la presentazione del piano d'azione del governo, mentre il 5 dicembre 2010 la direttiva 2809 sarà trasformata in legge nazionale. Mario Baccini - presidente del Comitato Nazionale Italiano Permanente per il Microcredito, e presidente della Fondazione Foedus - nel suo intervento spiega come "lo sfruttamento delle energie rinnovabili coniughi in sé due grandi opportunità oggi imprescindibili al progresso e all'economia: la possibilità di creare un mondo migliore e di creare nuova occupazione". La prospettiva di una nuova economia sociale e di mercato, non può, tuttavia, essere la sola risposta alla crisi economica dei mercati nazionali ed internazionali. È in quest'ottica, dunque, che il Comitato italiano per il Microcredito - ente di diritto pubblico della Presidenza del Consiglio - si presenta come un utile strumento di lotta alla crisi e alla povertà; anche per la possibilità di formare nuove figure che operino all'interno del mercato delle energie rinnovabili, anche attraverso il sostegno alla microimprenditorialità. Ecco allora che l'Economia sociale di mercato è la chiave di volta, e si situa come momento centrale di quel passaggio dall'economia politica alla politica economica, avvenuto a seguito del fallimento della New economy o "economia virtuale", facile fonte di ricchezza perché tutta rivolta alla speculazione, senza che vi fosse un mercato regolato da norme. Allora il rapporto tra il Microcredito e le fonti rinnovabili - spiega Baccini - è centrale rispetto all'emergenza della povertà italiana, e del mondo, soprattutto in riferimento alla situazione dei paesi in via di sviluppo, in quanto l'obiettivo consiste nel far sì che quei paesi che non riescono ad inserirsi nel sistema di rete elettrica siano messi in condizione di farlo attraverso lo sviluppo di fonti alternative. Tutto ciò creando dei fondi di garanzia anche a livello internazionale, e con il sistema bancario individuare delle forme di rischio partecipate su progetti assistiti.
In sostanza, "per fare della povertà un pezzo brutto della storia passata è indispensabile portare energia dove non c'è attraverso fonti alternative; tali progetti sono realizzabili soltanto in presenza del Microcredito", queste le parole conclusive di Mario Baccini. Condivide per la gran parte le riflessioni di Baccini anche Roberto Longo - presidente di APER - che pone l'accento sull'importanza di parlare di energie rinnovabili senza tirare in ballo necessariamente la dimensione etica e ambientale dell'argomento. In particolare, dice Longo "finalmente si parla di rinnovabili in termini di economia e di politiche economiche". Inoltre, Longo fa riferimento alle dichiarazioni del Ministro Scajola in materia di energia rinnovabile, con la volontà espressa di promuovere il settore. Le dichiarazioni del ministro, secondo Longo, avranno un notevole peso nell'infondere fiducia tra gli investitori, dando così anche una maggiore stabilità al mercato. Anche perché l'Italia ha fissato un ambizioso obiettivo in termini di efficienza di risparmio, con il proposito di raddoppiare entro il 2020 la potenza rinnovabile attraverso gli impianti. Pertanto, 60 miliardi di euro sono stati stanziati per il settore delle energie rinnovabili. La domanda, a questo punto, è se un simile obiettivo sia alla portata del nostro paese. Longo ritiene che effettivamente ci siano le risorse ambientali per realizzare 20000 installazioni, e che vi sia anche la volontà politica e imprenditoriale di credere nella fattibilità del progetto. Forse l'unico a mostrare cautela e ad avanzare qualche perplessità in merito allo sviluppo delle rinnovabili è Carlo Stagnaro, dell'Istituto Bruno Leoni. In particolare, un punto toccato da Stagnaro fa riflettere. Le rinnovabili - dice l'ingegnere - vengono presentate come strumento per creare occupazione, ma il rischio è quello di generare pretese eccessive rispetto a quello che egli definisce "il mito" dei "green jobs". Stagnaro pone la domanda: i posti di lavoro creati dalle rinnovabili sono superiori a quelli distrutti? In sostanza, si è certi che non si tratti soltanto di uno spostamento di manodopera da un settore ad un altro? questo l'interrogativo posto da Stagnaro, che conclude dando la sua personale risposta: "se la prospettiva è di natura occupazionale allora le rinnovabili non sono la soluzione". Particolarmente atteso l'intervento di Stefano Saglia, sottosegretario del ministero per lo Sviluppo economico, che individua le linee guida da seguire per un consapevole sviluppo delle energie rinnovabili. La priorità è data innanzitutto dalle reti intelligenti, con la necessità, dunque, di investire per far sì che questa non risulti affaticata dalla crescita del settore. In secondo luogo, Saglia parla dell'esigenza di condividere il percorso con le regioni, in merito alla responsabilità di raggiungere l'obiettivo prefissato del 20%. Saglia conclude chiarendo quale sia la strategia del governo: "fare delle rinnovabili uno dei driver per l'uscita dalla crisi economica".
(Mir)



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