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Il piano di Alitalia, e i lavoratori a KM0

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La forte apprensione nei confronti del piano di ristrutturazione di Alitalia è sempre relativa alla tutela dei più deboli e, nel caso specifico, dei lavoratori che non possono
pagare il costo di una tale manovra; tantomeno può essere penalizzato il territorio che da sempre ospita l’aeroporto e le infrastrutture con tutti i disagi che provocano. Chiaramente la priorità in questo piano aziendale riguarda la tutela delle maestranze e la determinazione univoca della vocazione di Fiumicino come hub passeggeri italiano, lasciando a Malpensa la priorità di scalo merci e per volo low cost. Premesso ciò, sembra naturale che i lavoratori a km 0 possano garantire una efficienza maggiore e una soddisfazione migliore in termini di servizi e qualità della vita: possono essere garantiti da una maggiore flessibilità personale nel lavoro, la prossimità al luogo di impiego garantisce maggiore efficienza e risparmio di tempo (i benefici di vicinanza possono essere misurati in termini di miglioramento della qualità della vita, maggior tempo da dedicare alla famiglia e alle attività personali, in una vicinanza alle scuole dei figli o ai parenti anziani o disabili); la riduzione notevole del traffico sulle complanari permetterebbero una migliore mobilità per tutto il territorio; inoltre la prossimità ridurrebbe gli oneri dell’azienda per permessi e trasferte, non ultimo, in termini motivazionali, l’affezione al territorio del lavoratore è un incentivo formidabile al miglioramento del servizio. Queste idee prendono ispirazione dal libro bianco dei trasporti ma possono a ben diritto essere applicate ai lavoratori per tutelarne l’impiego, migliorarne la qualità della vita ed ottimizzare un servizio utile alla collettività e risanare Alitalia. In sostanza i lavoratori a km0 sono indispensabili e per questo vanno prioritariamente tutelati.
Da IL TEMPO PG. 1/14 DEL 06.04.2017